La ricetta dell’omertà padana

In questo periodo in cui poco si parla del problema mafioso e  nello specifico ‘ndranghetista che ha toccato da vicino la nostra cittadina, abbiamo pensato di farci una gita in quel di Bergamo, presso il cinema Alba Blob House nelle vicinanze di Ponteranica, dove si è svolta un’interessante manifestazione culturale, un Forum Sociale sulla Mafia nel Nord. Abbiamo assistito all’incontro di Sabato 25 perchè si parlava in particolare della mafia in Lombardia, il cui capoluogo, come dice il sindaco meneghino, non è assolutamente toccato da questo fenomeno secondo molti “puramente meridionale”.  Crediamo doveroso approfondire il tema per avere una maggiore coscienza di ciò che accade nell’ombra dei nostri quartieri, o sarebbe meglio dire ormai nell’ombra degli uffici di alcuni professionisti e amministratori. Ciò affinchè i cittadini meglio possano comprendere la natura di questo fenomeno e  così da allontanare il più possibile il rischio di farsi assorbire nelle logiche di una cultura di omertà e serena connivenza con il malaffare. Proponiamo in toto l’intervento di Chiara Pracchi (dell’Associazione Saveria Antochia) che attraverso uno studio disciplinato ed approfondito ha spulciato quattordici anni di pubblicazioni del giornale la Padania. Chiara ha proposto alla platea  i cambiamenti di vedute del partito nel passaggio da forza d’opposizione a partito di governo, la costante connotazione etnico-culturale che vizia la definizione leghista delle cause della mafia e soprattutto tira le somme su che cosa la Lega Nord intenda con il termine Mafia in generale. Perché proprio la Lega Nord? Semplice, per il suo peso rappresentativo, perché questo è un partito che ha fatto del legame col territorio una bandiera e le idee che essa esprime sono perciò rappresentative di un immaginario e una visione del mondo propria di un’ampia fascia socio-culturale del nord Italia, ma in questo immaginario emergono gravi punti d’ombra che divengono poi punti deboli d’una prassi politica, se siano le cause di queste idee e di questo agire indotte o volute lasciamo all’intelligenza del lettore giudicare. Emergono anche aspetti tristemente comici come un articolo di Davide Boni (ora presidente del consiglio regionale) sull’ortomercato di Milano, fulcro di numerosi traffici illeciti e riconosciuto regno della ‘ndrangheta, in cui il politico leghista scopre addirittura che: gli immigrati comprano frutta e verdura per rivenderla in nero!

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2 Commenti »

 
  • Paolo Gaio scrive:

    chissà cosa ne penserebbe l’ufficiale gentiluomo

  • Castellant scrive:

    Il sindaco di Ponteranica ha tolto dalla locale biblioteca la dedica a Peppino Impastato ,assassinato dalla mafia; la motivazione puerile rivendica la vicinanza al territorio e alle sue figure eccellenti. Non v’e’ dubbio che sia opportuno dedicare strade o scuole a eminenti personalità locali per esaltarne i meriti.In questo caso però il Sindaco non ha fatto sua la lotta alla mafia che la targa evocava e che figure come quella di Peppino Impastato devono essere orgoglio e vanto dell’intera comunità nazionale essendo la mafia un cancro ad evoluzione perniciosa penetrante e distruttiva di ogni tessuto economico sano.C’e’ solo da augurare alla cittadina bergamasca di non scoprire mai sul proprio territorio la presenza di tale nefasto cancro.

 

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