Oltre i confini, a forza di essere vento

Le parole di Jovica Jovic sono una lezione di tolleranza, di convivenza, di fratellanza, persino di identità Europea, quella che la moneta unica non ha di certo fortificato in tutti i noi, d’altronde le monete non hanno anima, forse solo portafoglio. Fermarsi ad ascoltare chi ha la possibilità di donare saggezza con le sue parole è fondamentale in una società che vive di corsa, che non aspetta, che non ha tempo per chi vorrebbe prendersi un momento per guardarsi intorno. Il maestro Jovica Jovic ha viaggiato molto e si è fermato altrettanto, la vita di un musicista rom nato in Serbia, passato dall’Austria, dall’Inghilterra e giunto in Italia è un peregrinare continuo, è muoversi in un unica terra, in un unica casa che è il mondo. Purtroppo le visioni romantiche non coincidono mai con quelle burocratiche, populiste  e demagogiche di chi urla “padroni a casa propria!” e affini slogans,che fanno della paura del diverso il mezzo per avere manciate di voti. Poi si corre al capezzale degli ultimi al momento dello sgombro, con la faccia imbrattata di pietà, con le mostrine governative luccicanti e si dona un permesso di soggiorno provvisorio promettendo una regolarizzazione per meriti artistici. Jovica Jovic si fida, è un uomo di parola, di fronte ad un riconoscimento tanto ufficiale, è il ministro Maroni con cui ha parlato. Noi forse siamo diffidenti perchè sappiamo di che pasta siamo fatti, perchè troppo spesso dimentichiamo molto in fretta, qualsiasi sia il colore con cui dipingiamo le nostre idee o convinzioni. Sarà questa monocromia che ci rende tanto bigotti e chiusi, poco inclini al confronto e al conseguente apprendimento. Fino a che rimarremo inchiodati alle nostre convinzioni non saremo mai in grado di definirci tolleranti o accoglienti, depositando i nuovi arrivati nel sottobosco fangoso della privazione e del degrado da cui è difficile emergere legalmente, in cui si è destinati ad affondare. Ci sono immigrati che lavorano, che hanno figli nati in Italia, educati in Italia, che parlano italiano e  sono perfetti sconosciuti e clandestini ai nostri occhi, sans papier senza capirne il motivo. La storia del maestro di musica Jovica Jovic è molto interessante e molteplici sono le testimonianze sulla rete; le collaborazioni musicali con Piero Pelù, Goran Bregovic e Vinicio Capossela, la collaborazione con Moni Ovadia  per la mostra di De Andrè, la creazione di un’orchestra multietnica in stile musicale balcanico, stanno a dimostrare quanto sia integrato quest’uomo. La sua voce è il megafono di tutte le voci, di una comunità che chiede rispetto e cittadinanza, non continui sgombri di stampo politico e appelli abbattuti dalle ruspe e dalla sordità della giunta della sua città, Rho. Jovica Jovic ha costruito anche una chiesa, consacrata e benedetta, sul terreno che diventerà una discarica. Deliri di onnipotenza oramai permettono di prevaricare anche  un baluardo  italiano, la fede, o forse è solo perchè vogliamo essere dei perfetti “cristiani, in chiesa propria!”. Andiamo in pace e ascoltiamo Jovica!

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4 Commenti »

 
  • chiara genovese scrive:

    Grazie Anna di questo contributo!
    Abbiamo un vicino di casa così interessante… quando lo invitiamo a farsi conoscere anche a Bollate?

  • Dob scrive:

    E’ che questa gente non è furba!
    Per esempio… se invece di costruire campi rom in periferia, costruissero qualche casa abusiva in qualche zona protetta o sugli scogli in riva al mare, magari riciclando del denaro, riuscirebbero ad ottenere il condono e nessuno gli toccherebbe la casa… :-)

    Il problema dei campi rom, che nella maggior parte dei casi sono abusivi, sono le condizioni igeniche nelle quali le persone sono costrette a vivere grazie allo sfruttamento del lavoro. Ma il problema principale è la potenziale delinquenza che potrebbe insidiarsi nei campi stessi, perchè avendo paura di essere cacciati a volte si tende a proteggere il marcio per dare nell’occchio.

    A chi fa fatica ad arrivare a fine mese, viene detto che paga le tasse per portare acqua e corrente ai campi rom, questo acceca le persone che quindi non vedono che pagano le tasse per mantenere il vitalizio ai politici, o perchè questi, con i loro eserbitanti redditi, possano mangiare pesce alla mensa con 5€… ecc..

    Diciamo che fra tutte le invenzioni, la guerra tra poveri è la migliore per contribuire all’arricchimento dell’ aristocrazia e a mantenere viva l’ignoranza.

    I campi rom non mi piacciono: non mi piacciono perchè sono abusivi, perchè sono incontrollabili, perchè non sai cosa c’è dentro, e perchè non mi piace che le persona vivano in condizioni disumane, e che per sopravvivere debbano fare cose che non farebbero e proteggessero gente che non dovrebbe essere protetta. Non mi piacciono perchè sono “zone” isolate dal resto della gente.

    Chiuderei tutti i campi rom, ma allo stesso tempo garantirei una situazione alternativa e più umana, perchè anche loro possano vivere con noi e non “nascosti” tra noi.

    “Loro hanno subito l’immigrazione, ora vivono nelle riserve!”
    Bhè.. a mè piacerebbe vivere in una grande riserva, con tanta gente che si gode la vita senza l’oppressione del denaro, che lavora quanto basta per vivere bene, senza volere necessariamente sempre di più.

    Uomini come lui avrebbero dovuto andare via dell’Italia, perchè altrove avrebbero fatto cose più grandi e sarebbero stati di esempio e non dimenticati come accadrà o come forse è già accaduto.
    O forse il loro scopo era prorio questo.. iniziare a far vedere le cose ad alcuni perchè altri potessero continuare poi.

  • Anna Pacchiarotti scrive:

    Mi piacerebbe tanto che qualcuno della Lega mi spiegasse bene che pensiero ha a riguardo.
    O anche qualcuno di Comunione e liberazione.
    Cioe’ vorrei proprio capire per quale motivo questo uomo merita di vivere cio’ che gli fanno vivere. A lui, alla sua famiglia, ai suoi amici.
    E poi vorrei capire Maroni.
    Perche’ gli ha dato il permesso provvisorio e non ancora quello definitivo.
    E cosa pensa Maroni, se lo sa, che i suoi colleghi di Rho vogliono fare una discarica al posto della casa di Jovica Jovic.
    Inoltre chiederei a Dob perche’ invece che dire se gli piacciono o no i campi, non prova a chiedere a chi ci vive cosa vorrebbe, come vorrebbe vivere.
    Sai perche’?
    Perche’ quando sono stata al campo di via Sesia ho apprezzato la distanza dalla nostra periferia piena di case e di banche e di gente che corre. La nostra periferia impazzita.
    Ho desiderato per un attimo quelle che tu chiami condizione disumana del campo, insomma di umano poi cosa c’e’ nei nostri condomini puliti???
    Insomma vorrei CAPIRE.
    CAPIRE
    CAPIRE

  • Dob scrive:

    Non mi riferivo al campo di via Sesia, ma alle condizioni dei campi rom in generale.
    I fattori di rischio o di degrado possono anche essere impianti elettrici fatti male, materiali infiammabili, tetti di baracche coperti con l’amianto, la vicinanza a rifiuti tossici che spesso dovono sopportare proprio ver via della condizione di illegalità nella quale sono costretti a vivere… ecc..

    Insomma.. siamo in una società avanzata: dovremmo essere in grado di poter offrire di meglio, no?

    E poi non possiamo usare due pesi e due misure:se io devo stare a delle regole devono farlo anche gli altri, altrimenti per non discriminare l’uno si discrimina l’altro.

    Non posso decidere io come preferiscono vivere gli altri, ma l’integrazione deve avvenire ambo le parti, tutte le comunità devono integrarsi fra loro, altrimenti non si può parlare di concetti quale comunità europea.

    E’ un discorso complesso e non vorrei essere frainteso… non è il modo in cui vivono, ma il luogo in cui vivono che non trovo giusto.

 

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