La sussidiarietà che vorremmo

In uno degli scorsi consigli Comunali (8 giugno 2010) abbiamo sentito molto discutere di sussidiarietà.

La nostra nuova amministrazione l’ha indicata come il canovaccio del programma del prossimo quinquennio, metodo che porterà libertà di azione ai cittadini e attenzione dell’amministrazione alla partecipazione ed alla democrazia partecipata.

Noi di QBL ci siamo quindi chiesti, ma cosa sarà mai questa sussidiarietà così poco conosciuta fino ad ora ed allo stesso tempo così fondamentale da portare ad una rivoluzione copernicana nei rapporti cittadino-amministrazione nel Comune di Bollate?

Il concetto di sussidiarietà viene definito in modo esplicito nell’encliclica “Quadragesimo anno” di papa PIO XI -si, quello che firmò i Patti Lateranensi definendo Mussoli “L’uomo della Provvidenza”- . Il principio infatti è uno dei fondamenti della dottrina della Chiesa Cattolica e “direttrice fondamentale che guida il processo di formazione dell’Unione europea” (Maastricht 7 Febbraio 1992).

Ma cos’è questo concetto? La sussidiarietà riguarda la relazione ed i rapporti tra Società e Stato, ma prima ancora è un concetto che cerca di descrivere la concezione dell’individuo, delle sue relazioni, delle sue capacità, delle sue libertà e dei suo diritti.

Senza spingerci nella filosofia o nella concezione religiosa di individuo, definiamo sussidiarietà attraverso tre principi fondamentali:

  • lo Stato non faccia ciò che i cittadini possono fare da soli;
  • l’intervento dello Stato deve avvenire solo quando i cittadini non sono in grado di farcela da soli;
  • l’intervento dello Stato deve avvenire attraverso i suoi apparati più vicini (prima il Comune, poi la Provincia e così via…)

Nessuno di noi -credo- metterà in dubbio che questa teoria profetizza la libertà dei cittadini e la vicinanza delle amministrazioni più vicine e quindi -teoricamente- più attente ai bisogni degli stessi.

Per chi ha uno sguardo più critico invece, questa teoria profetizza ciò che negli ultimi 30 anni sta accadendo nel mondo, in Italia e ancora di più in Lombardia ovvero la cessione ai privati di molte attività dello Stato. Questa spinta culturale verso la sussidiarietà deriva dalla diffusione culturale di organizzazioni religioso-politico-economiche come la Compagnia delle Opere, espressione diretta di Comunione e Liberazione. Quest’affermazione la si può dedurre da una semplice ricerca in Internet, trovando la Fondazione per la sussidiarietà presieduta dal professor Giorgio Vittadini che -guarda caso- interviene sistematicamente ai convegni della C.D.O. E ricordando inoltre quanto Comunione e Liberazione si rifaccia alla Dottrina della Chiesa Cattolica (per cui la sussidiarietà è uno dei principi fondanti della Dottrina Sociale)

Lungi da noi da criticare le suddette organizzazioni, ci limitiamo a registrare che il concetto di sussidiarietà oggi viene spesso “usato” per dismettere beni e concedere servizi al mercato anzichè nella sua espressione corretta che vuole dare maggior libertà alla creatività, allo spirito d’iniziativa, alla voglia di autorganizzazione dei cittadini stessi.

Lontani dall’idea che lo Stato debba fornire ogni cosa ai propri cittadini portando a quel becero processo di omologazione conosciuto nelle diverse forme di socialismo della Storia, ci chiediamo però qual’è il limite oltre il quale è giusto che lo Stato si “ritiri”.

Esistono moltissimi ambiti in cui è più che giusto che sia lasciato ai cittadini la libertà di fornire servizi pubblici ma ne esistono altri la cui assenza dello Stato -inteso come gestore del pubblico- preclude i diritti dei propri cittadini. Un esempio tra tutti la Sanità: che fine farebbe il Diritto alla salute di ogni uomo se la Sanità fosse tutta e solo in mano ai privati -cittadini che possono “fare da soli” secondo l’accezione negativa del principio di sussidiarietà-? Anche negli Stati Uniti d’America se ne sono accorti dopo anni.

L’impossibilità di accesso di alcuni cittadini a servizi privati che soddisfano esigenze fondamentali di ogni Uomo, precludono i Diritti di queste persone costruendo una Società di disuguaglianze e di egoismi.

Non vogliamo essere i soliti “mal pensanti” nel credere che solo l’accezione negativa di sussidiarietà venga messa in pratica ma basta guardarsi intorno per capire che tutto ciò sta già accadendo, diffusione della sanità privata, privatizzazione di beni pubblici (acqua, telecomunicazioni, ferrovie, ecc), finanziamenti pubblici alle scuole private sono ciò che tutti i giorni erodono i Diritti che i nostri nonni hanno voluto descrivere nella nostra Costituzione.

Senza parlare di come da anni e i Governi di ogni segno politico stanno abdicando ai propri compiti: una pianificazione a lungo termine di un piano di energia per il Paese, un piano per case popolari, un sostegno alla ricerca, alla scuola ed ai giovani.

Una delle caratteristiche fondamentali della corretta accezione di sussidiarietà è la creazione delle condizioni per rendere gli individui liberi e autonomi. La creazione di queste condizioni presuppone una grande capacità previsionale e pianificatrice. Il primo banco di prova che questa amministrazione si è data è la rivisitazione del Piano del Governo del Territorio (PGT), strumento fondamentale per la definizione e la progettazione territoriale della nostra città.

Se la sussidiarietà che ci viene proposta è un altro modo di definire il “liberalismo selvaggio e la svendita dei nostri Diritti” dobbiamo stare vigili e molto attenti, ma se sussidiarietà viene interpretata come vicinanza della nuova amministrazione ai cittadini supportando la libertà di ognuno di esprimersi e creando le condizioni in cui ciò avvenga siamo felici di contribuire a far crescere la nostra Bollate.

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3 Commenti »

 
  • Dob scrive:

    Ciao, rispondo qui anche al post di prima, tanto si parla della stessa cosa.

    Per applicare la sussidiarietà al campo della raccolta differenziata intendevo dire come una semplice partecipazione attiva dei cittadini, ad esempio nell’assegnazione della cura di un parco possa mettere in moto una serie di meccanismi atti a migliorare la situazione stessa. A Milano ci sono una serie di parchetti con dei cartelli che riportano “Parco pulito a cura dei volontari ….” con i nomi dei cittadini e devo diro che per quello che ho visto sono ben curati. Questo significa che il cittadino si sente più impegnato a chiedere e pretendere per esempio, che ci siano “sacchi” per i differenti tipi di rifiuti, a vedere che i rifiuti vengano effettivamente lavorati dal comune: se una cosa è più tua.. ci tieni di più, no?

    Per sussidiarietà non credo si parli di privatizzazione: privatizzare non esprime proprio il concetto di partecipazione del cittadino, è una deviaziona contorta del concetto stesso di sussidiarietà. Concezione contorta che come dici tu, finora si è però avverata.

    Credo che la differenza fra l’interpretazione del concetto come “liberalismo selvaggio e la svendita dei nostri Diritti” con “vicinanza della nuova amministrazione ai cittadini supportando la libertà di ognuno di esprimersi e creando le condizioni in cui ciò avvenga” sia data proprio da quel “dobbiamo stare vigili e molto attenti”.

    Sussidiarietà non è dire: questo è tuo e d’ora in poi sono fatti tuoi, ma è dire questo è dello stato, di tutti, tu sei più responsabile degli altri perchè volontariamente te ne prendi cura o partecipi in prima persona, però io stato vigilo ed insieme a mè vigilano i cittadini.Almeno per come lo intendo io.

  • Anna Pacchiarotti scrive:

    A proposito di sussidiarietà:
    dal sito osservatorio su expo 2015:
    “Giorgio Vittadini quando lascia la guida della Compagnia delle opere si dedica alla costruzione della fondazione per la Sussidiarietà, il punto più oscuro di Compagnia delle Opere. La Sussidarietà è «una modalità di sviluppo, che riconosce e valorizza l’iniziativa del singolo, delle formazioni sociali e delle pmi». Praticamente affida al privato i servizi che erano pubblici potendo controllarne l’occupazione, l’uso e i finanziamenti. « Con la sussidiarietà la Regione Lombardia di Roberto Formigoni ha alimentato migliaia di società, cooperative e fondazioni», rileva Marcello Saponaro, consigliere regionale dei Verdi, uno dei pochi oppositori agguerriti che il governatore ha in seno al Pirellone, «creando un potere parallelo che si autoalimenta e svuota lo Stato dall’interno». Noi invece pensiamo che in una nazione liberale non dovrebbero esistere – sacchi – occulti e soprattutto non dovrebbero società con le mani in pasta ovunque occuparsi della gestione dei soldi pubblici.

    Quanto vale la Sussidiarietà? A livello nazionale è impossibile fare una stima, anche perché appalti, delibere e affidamenti sono divisi fra decine di migliaia di sigle. In Lombardia, negli anni della presidenza Formigoni, otto dei 16 miliardi di euro di spesa sanitaria sono passati ai privati. Di questi 8 miliardi, una buona metà è confluito nella galassia ciellina, attiva anche in formazione, istruzione, volontariato e servizi alla persona di vario tipo. Considerando tutto, per aziende e cooperative vicine alla Compagnia delle Opere il business della sussidiarietà vale circa 5 miliardi di euro nella sola Lombardia. Lo stesso Giuseppe Grossi era uomo vicino alla Compagnia delle Opere e guarda caso ultimamente si era aggiudicato importantissimi appalti pubblici, ma è anche l’uomo scoperto nella lista con altri 552 nomi come evasore fiscale finito in una banca nel Texas. Chi comanda politicamente nel nord – est d’Italia?”

  • giuseppe stringa scrive:

    Ha perfettamente ragione Mantovani. Dietro un discorso alla “volemoci bene” ed un elegia alla libertà, il vero significato di sussidiarietà della destra-destra nazionale e lombarda è quello di appaltare agli “amici degli amici” ciellini, a costi doppi e tripli del reale, e pagati dai cittadini con le tasse, i servizi essenziali di welfare che nei paesi europei avanzati sono forniti dall’amministrazione pubblica. D’altronde, quando il duce della destra-destra è uno come il satrapo di Arcore, che ha fatto e continua a fare soldi a miliardi di euro piegando l’interesse pubblico a suoi interessi personali ed ha persino teorizzato in uno dei tanti congressi di forza italia che “la politica è business”, cosa potete pensare di diverso? Resta l’amara meraviglia dei cattolici democratici per l’adesione fanatica ed entusiastica dei cattolici lombardi, cioè di una diocesi fra le più progressiste del mondo, a questa visione oscurantista e mercantile della politica.

 

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