Videoriprese, le nostre richieste

Stamani abbiamo consegnato all’Ufficio protocollo del Comune di Bollate la nostra richiesta cumulativa di autorizzazione per poter video-riprendere il prossimo, e tutti i seguenti, Consigli comunali. Inoltre con la stessa chiediamo che venga abrogato il comma 7 dell’articolo 48 del Regolamento del Consiglio comunale che secondo noi contrasta con la legislazione nazionale e il diritto di informazione. Tale richiesta verrà consegnata al sindaco, al presidente del Consiglio comunale e a tutti i consiglieri e assessori comunali. Chiunque deve avere il diritto di poter filmare un Consiglio comunale e non ci devono essere limitazioni a questa possibilità. Che sia “QuiBollateLibera” o che sia un singolo cittadino, a tutti deve essere consentito di filmare una seduta del Consiglio comunale che è per sua natura pubblica.

Richiesta cumulativa di video-ripresa (clicca per leggere)

La voce autorevole A supporto di questa nostra convinzione c’è il parere dell’avvocato dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia a cui abbiamo chiesto consulenza. Queste le parole dell’avvocato Nicosia, dopo essere stato relazionato con dovizia di particolari su quanto accaduto: «Il comma 7 dell’articolo 48 del Regolamento comunale di Bollate non è propriamente “regolare” perché contrasta con una legge superiore, per la precisione con la legge 633 del 22 aprile 1941 (così come da noi argomentato nei precedenti articoli, ndr). Nella legge italiana, in un contrasto fra norme, prevale la “legge più grande” contro la “legge più piccola”. Così come la Costituzione prevale sulle singole leggi, le leggi prevalgono sugli articoli dei regolamenti dei Consigli comunali». Fa specie che sia più libertaria una legge “mussoliniana” datata 1941 che un articolo del Consiglio comunale approvato nel 2001. Su suggerimento dell’avvocato quindi abbiamo inviato la suddetta richiesta accompagnata da relative argomentazioni. Nel caso di un prossimo diniego ci riserviamo di inviare un’istruttoria al Garante che è solito “sentenziare” abbastanza in fretta. Non vogliamo inoltrarci in una battaglia legale infinita e dispendiosa pur sapendo che andrebbe a buon fine. Confidiamo che alle parole espresse in tutti questi giorni dall’amministrazione comunale seguano i fatti.

I fatti recenti Nel prossimo Consiglio comunale (datato martedì 8 giugno e giorni seguenti) è stata inserita nell’Ordine del giorno la trattazione della tematica “video-ripresa” (punto 9- Mozione presentata dal gruppo Partito Democratico “Riprese audio e video delle sedute di Consiglio comunale”). L’amministrazione, attraverso il suo organo di stampa, fa sapere che «sono già stati attivati gli uffici comunali al fine di trovare, nel minor tempo possibile, le soluzioni più efficaci e convenienti per la trasmissione in diretta dei lavori del Consiglio comunale tramite streaming audio e video». Noi ci presenteremo come nostro solito con le telecamere, si tratterà in particolare della tematica del bilancio, argomento spinoso e di fresca diatriba in campagna elettorale.

Nessuna strumentalizzazione Il consigliere comunale Matera della Lega Nord ha fatto pervenire questa missiva alla nostra redazione: «Non è vero che è stato stabilito durante la sospensione del Consiglio comunale di vietare le riprese, se ciò è avvenuto è stato prima oppure dopo la pausa in separata sede, affermo questo perchè ero presente come capogruppo e non si è discusso di videoriprese, tanto è vero che nella prima seduta non è stato vietato nulla, tutta questa polemica sa molto di strumentalizzazione da parte di qualcuno non ancora individuabile, se fosse così, saremo durissimi con costoro, perchè quest’Amministrazione ha bisogno di lavorare tranquilla, i problemi lasciati dalla precedente amministrazione sono tanti, uno dei tanti il buco di debiti, noi vogliamo dedicare il nostro tempo affinché siano risolti, inoltre, dare la giusta attenzione ai cittadini». Dal canto nostro possiamo solo rigettare le accuse di strumentalizzazione (se queste fossero rivolte a noi). Noi non siamo una costola di un partito, non facciamo parte dei partiti, siamo dei liberi cittadini che si sono “attivati” per fare valere i propri diritti e che giudicano l’operato dall’amministrazione comunale.

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